La piazza è un buon esempio di come una parte di Milano sia passata, nel giro di poco più di un secolo, da margine urbano a nodo vitale della città. La sua evoluzione è strettamente legata allo sviluppo dell’area a nord-est del centro storico e alla crescita dei trasporti.
Abbiamo raccolto voci di residenti, di lavoratori, di passanti abituali. La chiamiamo memoria urbana, che può raccontare bene piazza Caiazzo.
Qui non ci vieni per caso
«Nessuno dice “andiamo in piazza Caiazzo”. Ci arrivi perché devi prendere la metro o tornare a casa. Però poi resti. Io all’inizio la odiavo: traffico, rumore. Adesso so riconoscere chi abita qui solo da come attraversa la piazza».
Qui ho imparato a camminare
«Da bambina mia madre mi teneva la mano fortissimo. Oggi ci passo in bici. È strano: lo stesso spazio, ma un’altra città. Quando torno qui capisco da dove vengo».
È la piazza dell’attesa
«Per me è una sala d’aspetto a cielo aperto. Ho aspettato qui treni, persone, decisioni. Quando dovevo cambiare lavoro venivo a sedermi qui a mezzogiorno. Non è una piazza che distrae, ti lascia pensare».
Quando piove, sembra più vera
«Con la pioggia è diversa. Tutti si stringono sotto le tettoie, nessuno corre. È uno dei pochi momenti in cui la piazza rallenta davvero».
La sera torna piccola
«Di giorno sembra enorme, di sera diventa quasi domestica. La riconosco dal rumore: dopo una certa ora non è più Milano, è quartiere. È lì che capisci se un posto è tuo».
L’ho vista diventare educata
«Negli anni Ottanta era solo macchine e clacson. Nessuno si fermava. Poi piano piano hanno messo alberi, panchine, attraversamenti. Non è diventata bella, ma educata sì. E a Milano è già tanto».
Non è instagrammabile, meno male
«Qui vengono persone che vivono, non che cercano una foto. Se vuoi farti vedere vai altrove. Se vuoi parlare, resti. È una piazza che non ti chiede niente».
La metro è il vero monumento
«Se tolgono la fermata Caiazzo la piazza scompare. È la scala che scende il centro di tutto. Tutto il resto gira attorno a quello».
Piazza Caiazzo è tutto questo: una piazza non scenografica ma intima, che non promette niente e per questo mantiene molto.
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